Trilocale come Manifesto
Varese[IT]
2025
Progettista architettonico / DL:
Arch. Marco Zanini
Costruzione: Costruzioni edili F.lli Brusa
Serramenti: Falegnameria Franceschina
Pavimenti resilienti: Lombarda Pavimenti
Cliente: Privato
Superficie: 45 mq
Costo: 700 €/mq;
Materiali da riuso: 30%
Multistrato di pino, Serramenti in legno esistenti, Zoccolini e legno di recupero, Sfridi di piastrelle ceramiche Marmo di Carrara (cucina)
Materiali bio-based 30%:
Linoleum, Serramenti in legno, Montanti in legno
Materiali nuovi: Acquapanel, Struttura a secco in acciaio zincato

A Varese, nel centro storico di Casbeno, un appartamento di 45 metri quadri dei primi del 900 è diventato un piccolo laboratorio radicale. Insieme a una committenza che desiderava praticare la circolarità, il progetto ha trasformato i vincoli in risorse e la scarsità in unicità.
Liberare lo spazio, svelare la memoria
La sfida era mantenere tre locali distinti senza compromettere la qualità spaziale. Nonostante l’approccio adattivo la nostra prima mossa è stata ribaltare la logica distributiva, integrando la cucina nel soggiorno per aprirli al parco monumentale di Villa Recalcati. Il corridoio è così diventato un cannocchiale puntato sul parco. Nello stesso spirito, la demolizione dei controsoffitti ammalorati ha svelato il solaio ligneo originale, memoria materica che abbiamo conservato per unificare l'intero appartamento. Il pavimento in linoleum verde (materiale costituito al 97% da materie prime naturali) completa il dialogo cromatico con l'esterno.
La materia che genera il progetto
Da qui, ogni scelta è nata dall'ascolto dei materiali, da una serie di scoperte e da episodi di risignificazione. Il soggiorno-cucina, spazio fluido tra ingresso ed esterno, è definito da una parete in legno recuperato da imballaggi industriali e attraversato da una trave in acciaio riemersa durante i lavori. Il bagno, in soli 4 metri quadri, è un esercizio di upcycling. Piastrelle destinati al macero (scarti di magazzino di un rivenditore edile) sono state composte in un mosaico per definire e ordinare lo spazio: il bianco per la doccia, il nero per il lavabo, il grigio come sfondo ai sanitari. A unificare questo racconto cromatico è il pavimento, che guida lo sguardo verso la finestra. È una strategia compositiva che non solo caratterizza l'ambiente, ma ne amplia la percezione, trasformando il limite in un plusvalore. La scoperta di un antico arco murario, lasciato a vista come nicchia, ha aggiunto un frammento di memoria. La trasformazione più radicale è quella del ripostiglio, che solitamente da angolo buio della casa qui si fa lanterna di luce. Abbiamo recuperato i serramenti originali, rendendone opachi i vetri per trasformarlo da semplice contenitore a dispositivo luminoso. Ora diffonde una luce diffusa e diventa il perno visivo della casa: la sua traslucenza genera visioni diagonali inaspettate, che rompono la costrizione del corridoio e mettono in dialogo tutti gli ambienti.
Processo: un modello collaborativo per innescare riuso e autocostruzione.
Non mi sono limitato a progettare. Ho chiamato mio padre e mio zio, ex artigiani edili, per dare una nuova forma a un'eredità di famiglia: il 'voler fare'. Pur non avendo continuato la loro impresa edile, la mia pratica professionale è un tentativo di unire visione e sapere pratico. Abbiamo definito un modello di lavoro ibrido, in dialogo costante con l'impresa realizzatrice. Il nostro ruolo si è sviluppato in due fasi: prima, un lavoro parallelo di ricerca e preparazione dei materiali di recupero; poi, un intervento diretto a fine cantiere per l'installazione delle finiture e della cucina. Questo mi ha permesso di curare personalmente il processo e il risultato: dagli zoccolini, ai serramenti del ripostiglio, dai pannelli in multistrato al marmo di una vecchia macelleria. Il risultato è un assemblaggio reversibile che nasce da un inedito mix di competenze: quelle tecniche dell'impresa, quelle artigiane della mia famiglia e quelle progettuali. La saldatura tra pensiero e materia.
Re-sign: la filosofia del progetto
Mi piace chiamare questo approccio Re-sign, una parola che in inglese contiene un doppio significato per me cruciale: resign, la rinuncia a un modo di costruire che impone e spreca; e re-sign, l'atto di risignificare, di dare un nuovo senso a ciò che già esiste. Qui, è il materiale a generare il progetto, non viceversa. E questa logica si estende al futuro: molti dei materiali sono stati posati a secco secondo i principi del Design for Disassembly, per un architettura senza macerie, ma solo materiali pronti per una nuova vita.
L'innovazione di questo progetto non risiede nel risultato formale, ma in una metodologia di processo replicabile. L'approccio "Re-sign" (dove la materia genera il progetto) e il modello di "cantiere ibrido" sono la vera strategia scalabile. Ciò che rende questo appartamento un unicum è la maglia complessa e irripetibile dei materiali recuperati: la combinazione di quegli specifici scarti e risorse. Si replica il metodo, non il risultato, che resta indissolubilmente legato alla storia dei suoi componenti.
Un'architettura necessaria
Con il 60% di materiali da riuso o bio-based e un costo di 700 €/mq, l'intervento dimostra che la sostenibilità può e deve essere accessibile; una sostenibilità fondata non sull'alta tecnologia, ma sull'intelligenza adattiva. È un’estetica del “non-finito” (Crespi 2023) che celebra la memoria e l’imperfezione non come un limite, ma come il fondamento di un’architettura più autentica, necessaria e piena di significato.
























